Le aree marine protette e l'Educazione e la Formazione
Il concetto che la protezione ambientale e la gestione delle risorse naturali siano integrate con problematiche socio-economiche è ormai sostenuto da studiosi ed esperti del settore e viene oggi costantemente confermato dalle conferenze internazionali sul tema che concordano nel dichiarare che l'azione ambientale non può prescindere da politiche di intervento globali che ne definiscano anche gli impatti economici e sociali.
Il consolidarsi di una visione sistemica della tematica dello Sviluppo Sostenibile nelle sue diverse dimensioni, ambientale, economica e sociale, ha portato tutti coloro che si occupano della problema ambientale a comprendere che occorre iniziare a privilegiare approcci e metodi trasversali e multidisciplinari per affrontare in modo efficace la complessità dei sistemi ambientali. L'educazione e la formazione ambientale si collocano proprio in tale ottica ed appaiono oggi il contesto privilegiato per sviluppare percorsi di sviluppo improntati al perseguimento della sostenibilità, intesa nelle sue diverse accezioni.
La prima definizione ufficiale di educazione ambientale è stata elaborata in una Conferenza dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) del 1970, in cui viene definita come “quel processo di riconoscimento dei valori e concetti utili a chiarire e a sviluppare quelle attitudini e tecniche necessarie alla comprensione e all'apprezzamento delle interrelazioni esistenti tra l'uomo, la sua cultura e l'ambiente biofisico circostante”. Successivamente, con la Conferenza delle Nazioni Unite a Stoccolma del 1972, l'educazione ambientale diventa lo strumento privilegiato per sensibilizzare e istruire le nuove generazioni e l'opinione pubblica su temi ambientali rilevanti. Tuttavia, l'educazione ambientale trova una sistemazione condivisa solo nel 1975 con la Carta di Belgrado, in cui vengono definiti i principi, le finalità e le metodologie della stessa. Nel 1977 si tiene a Tbilisi la prima Conferenza Intergovernativa sul tema dell'educazione ambientale ed è in tale occasione che si conviene sul fatto che essa debba essere promossa a diversi livelli, nazionale e regionale, ed in relazione all'intero periodo di studi scolastici previsti. Questa capillare modalità di diffusione dell'educazione ambientale viene ripresa anche nella C onferenza delle Nazioni Unite di Rio del 1992 in cui si dichiara di voler orientare l'educazione ambientale verso lo sviluppo sostenibile; aumentare la partecipazione dell'opinione pubblica e di promuovere la formazione. Il documento programmatico Agenda 21, che si focalizza su alcuni temi importanti tra i quali fondamentale appare la centralità dell'essere umano nel contesto ambientale e la partecipazione solidale tra i popoli e le generazioni, contiene nuovamente la raccomandazione di inserire l'educazione ambientale in tutti i livelli d'istruzione scolastica (Agenda 21, cap. 36). Naturalmente, i temi dell'educazione e della sensibilizzazione pubblica sono stati ulteriormente approfonditi e sviluppati nelle maggiori Conferenze delle Nazioni Unite quali: Diritti Umani (Vienna, 1993); Popolazione e Sviluppo (Cairo, 1994); Sviluppo Sociale (Copenaghen, 1995); Donne (Pechino, 1995) e Insediamenti Umani (Istanbul, 1996), come nella XIX sessione speciale della Assemblea Generale delle Nazioni Unite (1997). Nella Conferenza Internazionale di Salonicco del 1997 viene affermato che “un adeguata educazione e sensibilizzazione dovrà essere riconosciuta come uno dei pilastri della sostenibilità insieme con interventi di carattere legislativo, economico e tecnologico”. Pertanto, in relazione al concetto che si è sviluppato ed evoluto nel corso del tempo a livello internazionale, l'educazione ambientale deve essere “ considerata come educazione per l'ambiente e la sostenibilità” e si richiama il coinvolgimento di tutti gli attori (governi nazionali ed organismi nazionali ed internazionali competenti, la comunità scientifica, i mezzi di comunicazione, il sistema scolastico, le Organizzazioni Non Governative e tutti gli altri soggetti interessati) al fine di poter riconoscere all'educazione ed alla formazione ambientale un ruolo centrale nel perseguimento di strategie di sviluppo sostenibile. E' importante ricordare che questo percorso evolutivo del concetto di educazione ambientale è stato recepito dalla maggior parte dei Paesi Sviluppati e la stessa Unione Europea riconosce la rilevanza del tema, sottolineando la necessità di educare il cittadino in quanto soggetto attivo di comportamenti che impattano sull'ambiente (V PAA) e facendo risaltare il ruolo strategico che le strategie di informazione ed educazione ambientale possono avere nell'ambito delle azioni di tutela e di salvaguardia ambientale (VI PAA). Infine, non si può non richiamare l'attenzione sui recenti sviluppi avvenuti nella IV Conferenza Internazionale per l'Educazione Ambientale tenutasi a Ahmedabad nel novembre del 2007.
Attualmente, i soggetti preposti alla realizzazione di iniziative di educazione ambientale risultano molteplici, spaziando dall'associazionismo ambientalista, agli istituti scolastici alle amministrazioni locali, ai soggetti privati fino ai musei, e la tipologia dei progetti realizzati appare, di conseguenza, fortemente differenziata.
Tra i soggetti che svolgono attività educative sulle tematiche ambientali si trovano anche le aree protette, costituite dai parchi, dalle riserve e dalle Aree Marine.
Le Aree Marine Protette possono svolgere un ruolo fondamentale nel perseguimento dello sviluppo sostenibile in quanto promuovono la protezione dell'ambiente, favorendo al contempo lo sviluppo economico, sociale e culturale dell'intero territorio circostante.
Il ruolo strategico ricoperto dalle Aree Marine Protette nella gestione dell'ambiente naturale deriva, quindi, dall'importanza delle attività svolte dalle stesse, quali la promozione dell'uso sostenibile delle risorse, la tutela degli ecosistemi naturali, la fruizione dell'area mediante forme di turismo ed altre attività ricreative compatibili con l'ambiente, la ricerca scientifica e il monitoraggio delle specie per approfondire le conoscenze sull'ecosistema marino, la formazione e l'educazione ambientale rispettivamente per plasmare i necessari profili professionali e accrescere la sensibilità ambientale. Nello specifico i servizi di formazione offerti riguardano non solo il semplice aggiornamento professionale degli operatori delle Aree Marine Protette attraverso convegni e seminari, ma soprattutto corsi di formazione per plasmare nuovi profili professionali da impiegare, quali ad esempio guide naturalistiche. Attraverso la formazione di personale tecnico-scientifico su tematiche ambientali, si delineano, dunque, nuove opportunità di lavoro e cooperazione all'interno delle aree stesse.
In relazione all'Educazione ambientale, invece, i servizi offerti riguardano generalmente la conoscenza dell'ambiente marino e del territorio in cui è inserita l'Area Marina, sia attraverso incontri in aula che attività pratiche da svolgere con gli operatori. L'educazione ambientale è di solito fruibile da un'utenza piuttosto ampia e variegata, anche se la maggioranza degli utenti dei progetti educativi è composto da studenti delle scuole elementari, medie inferiori e superiori. Inoltre, le Aree Marine Protette svolgono una più ampia attività di informazione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica attraverso campagne di comunicazione; la pubblicazione e la distribuzione di materiale scientifico, quali i rapporti sullo stato dell'ambiente, opuscoli e brochure sulle specie più rilevanti di flora e la fauna presenti nell'area; e più in generale attraverso la progettazione e realizzazione di progetti che hanno lo scopo di incentivare la fruizione economica delle Aree Marine Protette nel rispetto della sostenibilità ambientale, quali il turismo sostenibile e la creazione di percorsi guidati. Tuttavia, occorre sottolineare come il ruolo svolto dalle Aree Marine Protette in relazione alle funzioni di formazione ed educazione ambientale non si esaurisca nel fornire le necessarie conoscenze e competenze e nel sensibilizzare le comunità locali ed i possibili fruitori dell'area, ma risieda soprattutto nel fatto che sono esse stesse modelli concreti di sviluppo sostenibile per i territori in cui sono inserite.